L’ORDINE FINALE

 

L’evidenza legale, filosofica e documentaria a supporto della posizione di diritto di Srila Prabhupada come Guru Iniziatore per l’ISKCON

 

dal KRISHNAKANT

 

Prefazione del Dr. Kim Knott,

 

Professore di Studi Religiosi all’Università   di Leeds, UK

 

Richiesto originariamente per essere sottomesso ad un comitato scelto del GBC dell’ISKCON nell’Ottobre 1996

 

THE FINAL ORDER - Pubblicato dall’ISKCON Revival Movement (IRM) 

 

Per ogni tipo di informazione relativa ai contenuti di questo libro, contattare l’autore al seguente indirizzo di e-mail: irm@iskconirm.com

 

Copyright 2001, Tutti i diritti riservati

 

Prima Edizione: Novembre 2001 – 2000 Copie

Seconda Edizione: Luglio 2002 – 3000 Copie

 

INDICE

 

Prefazione del Dr. Kim Knott

Premessa

Introduzione

L’evidenza

Obiezioni in relazione diretta alla forma e alle circostanze dell’ordine

Il Nastro della Nomina

Altre obiezioni relative

Conclusione

Che cos’è un ritvik?

Diagrammi

Citazioni rilevanti dagli insegnamenti di Srila Prabhupada

Il guru ha bisogno di essere presente fisicamente?

Seguire l’istruzione, non il corpo

I libri sono sufficienti

Srila Prabhupada è il nostro guru eterno

 

Appendice

 

La lettera del 9 Luglio 1977

“A tutti i GBC e Presidenti di Tempio”

Altre prove

Lettera di Tamal Krishna Goswami

Lettera di Rameshwar Swami

Conversazioni in stanza

Confessioni di Tamal Krishna nella Casa Piramide

Dichiarazione di Volontà di Srila Prabhupada (4 Giugno 1977)

Codicillo (5 Novembre 1977)

 

 

Prefazione all’Ordine Finale

 

del Dr. Kim Knott, Professore in Studi Religiosi all’Università di Leeds, UK

 

Recentemente, mentre stavo compilando una carta su ‘Percezioni di Srila Prabhupada dall’interno e dall’esterno’, mi sono trovato a fare giustizia ai diversi punti di vista mantenuti dai devoti a proposito della successione disciplica e il ruolo dei guru in seguito alla scomparsa di Srila Prabhupada nel 1977. Naturalmente ero stato consapevole prima di ciò dei periodi di crisi che circondarono la caduta di guru individuali e le ondate di shock e tristezza sperimentate dai loro discepoli iniziati e da confratelli e consorelle. Avevo sperato, come molti, che le riforme alla posizione del guru negli anni Ottanta avrebbero risolto le difficoltà nella guida dell’ISKCON e sulle iniziazioni. Riguardando questa questione mentre preparavo la mia carta, ho letto alcuni degli argomenti a favore e contro il sistema attuale così come l’opera di altri studiosi sulle questioni del guru e della successione. Era chiaramente ancora una questione accesa. Nell’ultimissimo studio sull’Istituzione della Parampara, nel volume 5 del Giornale di Studi Vaishnava, Jan Brzezinskih ne discute vari aspetti, rimarcando l’importanza di guida qualificata e carismatica nel futuro dell’ISKCON. Il suo è solo un punto di vista, ma è indicativo del potere di questo soggetto di motivare interesse dentro e fuori il Movimento.

 

In seguito, nel 1996 mi è stato chiesto di leggere L’Ordine Finale, per dare le mie opinioni e per discutere le questioni poste in esso. Leggendolo, sono rimasto senza alcun dubbio che questo era un argomento di grandissimo significato per l’ISKCON che un gran numero di devoti prendeva molto sul serio. Mi sembrava che esso sollevasse importanti questioni teologiche a riguardo dell’autorità spirituale e la sua trasmissione, la relazione del discepolo e il rappresentante di Krishna, il guru, e gli oggetti appropriati dell’adorazione devozionale. Da esterno, non mi sento molto capacitato a giudicare sull’argomento (ed incapace di pesare l’evidenza presentata qui contro l’evidenza per il presente sistema degli acharya). Tuttavia, sono in grado di proporre quel che è presentato qui come un tentativo serio di dibattere il caso che Srila Prabhupada stabilì un sistema di ritvik  guru che egli intendeva avrebbero dovuto iniziare discepoli a suo nome.  Spero che esso sarà letto con attenzione e discusso ampiamente, non perché appoggio o condanno la sua posizione, ma perché le questioni profonde che solleva esigono considerazione a tutti i livelli. Ogni devoto ha un profondo interesse in questa materia.

 

Senza dubbio non è saggio per un esterno rimanere coinvolto scrivendo una prefazione del genere, ma i miei motivi rimangono il mio interesse verso il Movimento e la mia benevolenza verso tutti i suoi devoti.

 

Kim Knott, Febbraio 1997

 

 

INTRODUZIONE

 

Questo libro è un umile tentativo di presentare le istruzioni che Srila Prabhupada lasciò alla Commissione del Corpo Governativo, o GBC, su come intendesse che le iniziazioni continuassero all’interno dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna. Sebbene ci riferiremo a parecchie carte ed articoli che sono stati pubblicati da devoti anziani dell’ISKCON su questo soggetto, i punti principali di riferimento saranno il manuale ufficiale più recente del GBC sull’iniziazione intitolato “Guru e Iniziazioni nell’ISKCON” (a cui ci riferiremo d’ora in poi come GII), e la carta ‘Compreso su mio ordine’ che è menzionata sotto la sezione 1.1 delle ‘Leggi dell’ISKCON’:

 

“Il GBC approva la carta intitolata ‘Compreso su mio ordine’ che stabilisce come legge dell’ISKCON il siddhanta finale sul desiderio di Srila Prabhupada per continuare la successione disciplica dopo la dipartita di Sua Divina Grazia [Vedi Parte II: Carte sulla posizione del GBC in questo volume.]” (GII, p.1)

 

In GII è intenzione chiaramente affermata del GBC di rimuovere incoerenza e contraddizione dai codici dell’ISKCON e dalle leggi che circondano guru, discepoli e guru tattva in generale, stabilendo così un siddhanta finale: Preghiamo sinceramente che questa carta sia in linea con quegli stessi obiettivi.

 

Nell’interesse di maggiore consistenza e castità filosofica, sentiamo che ci sono ancora una o due discrepanze non pienamente indirizzate in GII che potrebbero essere di beneficio mediante ulteriore investigazione e discussione. Sebbene alcune delle questioni che confrontano queste discrepanze possano sembrare parecchio radicali, persino penose da trattare, sentiamo che fronteggiarle ora minimizzerà moltissimo la confusione futura e la deviazione potenziale. Non è senza precedenti che i sistemi dei guru nell’ISKCON siano stati revisionati in modo radicale. In passato sono stati rimossi simboli, abbreviate cerimonie e spostati paradigmi – tutto ciò senza troppe spaccature a lungo termine.

 

Nell’intero schema delle cose l’ISKCON è indubbiamente l’Associazione più importante sul pianeta. È perciò imperativo che sia mantenuta una costante vigilanza per assicurarsi che l’Associazione non devii nemmeno di un milionesimo della punta di un capello dai parametri manageriali e filosofici fissati dall’Acharya Fondatore. Srila Prabhupada sottolineava costantemente che non dobbiamo cambiare, inventare o speculare; ma semplicemente continuare ad espandere quello che egli stabilì con così tanta cura e pena. Quale momento migliore che il suo centenario per esaminare da vicino i modi in cui stiamo portando avanti la missione di Srila Prabhupada?

 

È nostra convinzione che il sistema presente dei guru nell’ISKCON dovrebbe essere portato pienamente in linea con l’ultima direttiva firmata da Srila Prabhupada sull’argomento; il suo ordine finale sulle iniziazioni, rilasciato il 9 Luglio 1977 (vedere l’Appendice). Talvolta qualcuno mette in discussione l’enfasi posta su questa lettera rispetto ad altre lettere o insegnamenti. In nostra difesa ripeteremo semplicemente un assioma che il GBC stesso usa nel manuale GII:

“Nel sistema della logica, le affermazioni posteriori superano quelle precedenti per importanza.” (GII, p. 25)

Poiché la lettera del 9 Luglio è veramente l’istruzione finale sulle iniziazioni nell’ISKCON, rivolta come fu all’intero Movimento, deve essere vista in una categoria a parte. Sarà mostrato che l’accettazione piena e l’implementazione di quest’ordine non cozzano in alcun modo con gli insegnamenti di Srila Prabhupada.

 

Non abbiamo alcun interesse in teorie cospirative, né intendiamo rispolverare i dettagli cruenti delle difficoltà spirituali di individui sfortunati. Quel che è fatto è fatto. Possiamo certamente imparare dagli errori precedenti, ma preferiremmo tracciare la via per un futuro positivo di riunificazione e perdono piuttosto che indugiare troppo a lungo sugli scandali del passato. Per quel che riguarda gli autori, la vasta maggioranza di devoti nell’ISKCON si sta sinceramente sforzando di soddisfare Srila Prabhupada; e dunque consideriamo che sia assai improbabile che qualcuno stia disobbedendo in modo deliberato, o inducendo altri a disobbedire, un ordine diretto del nostro Acharya Fondatore. Non di meno, in un modo o nell’altro, sembra come se certe aberrazioni di epistemologia e dettagli manageriali si siano fatti strada nell’ISKCON in generale negli ultimi diciannove anni. Nell’identificare queste aree grigie preghiamo di poter essere di un qualche aiuto nello sradicare le ostruzioni non necessarie al nostro servizio devozionale verso Srila Prabhupada e Krishna.

 

In questo libro presenteremo come evidenza la documentazione firmata rilasciata personalmente da Srila Prabhupada e copie delle conversazioni, che sono state tutte accettate come autentiche dal GBC. Poi guarderemo con attenzione sia ai contenuti sia al contesto di questi materiali per vedere se essi debbano essere presi in modo letterale o se esistono istruzioni modificatrici che possano alterare in modo ragionevole il loro significato o la loro applicabilità. Discuteremo anche tutte le questioni filosofiche rilevanti sollevate in connessione con questa evidenza e risponderemo a tutte le obiezioni più comuni contro un’accettazione testuale della lettera sulle iniziazioni del 9 Luglio. Ed infine vedremo come il sistema dell’acharya ufficiante, come delineato nell’ordine del 9 Luglio, potrebbe essere implementato con il minimo disturbo.

 

Baseremo tutti i nostri argomenti solamente sulla filosofia e le istruzioni date da Srila Prabhupada nei suoi libri così come in lettere, lezioni e conversazioni. Preghiamo umilmente, per misericordia di tutti i Vaishnava, di non essere causa di offesa verso nessuno o di smembrare in qualche modo la missione vitale di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Srila Prabhupada.

 

L’EVIDENZA

 

Chiunque conosceva Srila Prabhupada notava spesso la sua natura meticolosa. La sua attenzione minuziosa verso ogni dettaglio del suo servizio devozionale era una delle caratteristiche che lo distinguevano; e per coloro che lo servirono più da vicino, era l’evidenza intrinseca del suo amore profondo e del suo attaccamento per il Signore Sri Krishna. Tutta la sua vita fu dedicata a portare avanti l’ordine del suo maestro spirituale, Srila Bhaktisiddhanta, e in quel dovere egli fu straordinariamente vigilante. Egli non lasciò nulla al caso, sempre correggendo, guidando e rimproverando i suoi discepoli nel suo sforzo di stabilire l’ISKCON. La sua missione fu la sua vita. Egli disse persino che l’ISKCON era il suo corpo.

 

Per Srila Prabhupada sarebbe certamente stato del tutto fuori dal suo modo di fare quello di lasciare nell’aria, nell’ambiguità o in qualche modo aperta al dibattito o alla speculazione una questione così importante, quale quella del futuro delle iniziazioni nella sua amata Associazione. Ciò è particolarmente vero alla luce di quel che avvenne alla missione del suo maestro spirituale che, come egli stesso sottolineò spesso, fu distrutta in parte attraverso l’operazione di un sistema non autorizzato di guru. Tenendo questo in mente, cominciamo con i fatti che nessuno mette in discussione:

 

Il 9 Luglio 1977, quattro mesi prima della sua dipartita fisica, Srila Prabhupada fissò un sistema di iniziazioni impiegando l’uso di ritvik o rappresentanti dell’acharya. Srila Prabhupada istruì che questo sistema dell’acharya ufficiante doveva essere istituito immediatamente e procedere da quel momento in poi, o ‘henceforward’ –(vedere l’Appendice). Questa direttiva manageriale, che fu inviata a tutti i GBC e Presidenti di Tempio dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna, istruiva che da quel momento in poi gli 11 ritvik  nominati avrebbero dato i nomi spirituali, le corone per recitare il maha-mantra  e i mantra gayatri ai nuovi iniziati. I ritvik dovevano agire per conto di Srila Prabhupada e i nuovi discepoli sarebbero diventati tutti discepoli di Srila Prabhupada. Srila Prabhupada diede così delega totale su chi avrebbe potuto ricevere l’iniziazione, rendendo chiaro che da quel momento in poi egli non doveva più essere consultato. (per i dettagli sui doveri di un ritvik , vedere la sezione intitolata “Che cos’è un ritvik?”)

 

Immediatamente dopo la dipartita fisica di Srila Prabhupada il 14 Novembre 1977, il GBC sospese questo sistema ritvik. Durante il Gaura Purnima 1978 gli 11 ritvik  avevano assunto i ruoli di diksha guru e acharya di zona iniziando discepoli a nome loro. Il loro mandato per far ciò era un presunto ordine di Srila Prabhupada che essi soltanto dovevano succedergli come acharya iniziatori. Alcuni anni dopo questo sistema dell’acharya di zona fu sfidato e rimpiazzato, non con il restauro del sistema ritvik, ma con l’aggiunta di dozzine di altri guru insieme ad un sistema elaborato di ‘controllo’ per trattare con quelli che avevano deviato; la ragione per questo cambiamento fu che l’ordine per diventare guru non era, come ci era stato detto, applicabile solo agli 11, ma un’istruzione generale per chiunque seguisse strettamente e ricevesse un voto di maggioranza da parte di due terzi del corpo del GBC.

 

Il resoconto citato sopra non è un’opinione politica, è un fatto storico, accettato da tutti, incluso il GBC.

 

Come menzionato sopra, la lettera del 9 Luglio fu inviata a tutto il GBC e ai Presidenti di Tempio, e rimane a tutt’oggi l’unica istruzione firmata sul futuro delle iniziazioni che Srila Prabhupada rilasciò a tutta l’associazione. Commentando sull’ordine del 9 Luglio, Jayadvaita Swami scrisse di recente:

 

“La sua autorità è al di là di ogni discussione [...] Chiaramente questa lettera stabilisce un sistema di ritvik guru.”
(Jayadvaita Swami ‘Dove i ritvik hanno ragione’, 1996)

 

La fonte della controversia sorge da due modifiche che furono imposte successivamente su questa direttiva che è altrimenti chiara ed autorevole:

 

Modifica a): Che la nomina dei rappresentanti o ritvik fu solo temporanea, e che in modo specifico sarebbe dovuta terminare alla dipartita di Srila Prabhupada.
Modifica b): Avendo cessato la loro funzione rappresentativa, i ritvik sarebbero diventati automaticamente diksha guru e avrebbero iniziato i devoti come loro propri discepoli e non come discepoli di Srila Prabhupada.

 

Le riforme al sistema dell’acharya di zona che presero luogo intorno al 1987, mantennero intatte queste due assunzioni. Le stesse assunzioni, infatti, puntellavano il sistema stesso che venivano a rimpiazzare. Ci riferiamo ad a) e b) di cui sopra come modifiche poiché nessuna delle due affermazioni appare nella lettera del 9 Luglio né in qualsiasi documento rilasciato da Srila Prabhupada che sia successivo a quest’ordine.

 

La carta del GBC, GII, appoggia chiaramente le modifiche menzionate sopra:

 

“Quando fu chiesto a Srila Prabhupada chi avrebbe dato iniziazioni dopo la sua dipartita fisica, egli affermò che avrebbe ‘raccomandato’ e dato il suo ‘ordine’ ad alcuni dei suoi discepoli che avrebbero dato iniziazioni a suo nome durante la sua vita e in seguito come ‘guru regolari’, i cui discepoli sarebbero stati discepoli dei discepoli di Srila Prabhupada.” (GII, p. 14)

 

Nel corso degli anni un numero crescente di devoti ha cominciato a mettere in discussione la legittimità di queste assunzioni di base. Per molti, esse non sono mai state sostanziate in modo appropriato e di qui un senso inquieto di dubbio e sfiducia è cresciuto sia dentro sia fuori l’Associazione. Al presente, libri, carte, e-mail e portali di Internet offrono quasi ogni giorno resoconti sull’ISKCON e il suo sistema dei guru presumibilmente deviante. Qualsiasi cosa che possa portare qualche sorta di soluzione a questa controversia deve essere positiva per chiunque abbia veramente a cuore il Movimento di Srila Prabhupada.

 

Un punto su cui tutti sono d’accordo è che Srila Prabhupada è l’autorità ultima per tutti i membri dell’ISKCON e dunque qualunque fosse l’intendimento del suo ordine, è nostro dovere portarlo avanti. Un altro punto d’accordo è che l’unica affermazione firmata sul futuro delle iniziazioni, che fu inviata a tutti i capi dell’Associazione, fu l’ordine del 9 Luglio.

 

È significativo notare che nel GII l’esistenza della lettera del 9 Luglio non è neanche riconosciuta, anche se questo è l’unico posto dove gli undici ‘acharya’ originali sono di fatto menzionati. Questa omissione è imbarazzante, specialmente considerando che si suppone che GII offra il siddhanta finale sull’intera faccenda.

 

Guardiamo allora da vicino l’ordine del 9 Luglio per vedere se c’è veramente qualcosa a supporto delle assunzioni a) e b) di cui sopra:

 

L’ordine stesso:

 

Come menzionato precedentemente, l’ordine del 9 Luglio afferma che il sistema ritvik  avrebbe dovuto essere seguito ‘d’ora innanzi’ (henceforward). La parola specifica usata, ‘henceforward’, ha solo un significato, cioè ‘d’ora innanzi’. Ciò sia in accordo all’uso precedente della parola da parte di Srila Prabhupada sia al significato attribuito ad essa dalla lingua inglese. A differenza di altre parole, la parola ‘henceforward’ non è ambigua poiché possiede solo una definizione nel dizionario. Nelle altre 86 occasioni che troviamo nel Folio dove Srila Prabhupada ha usato la parola ‘henceforward’, nessuno ha mai sollevato la possibilità che la parola potesse significare qualcos’altro a parte ‘d’ora innanzi’. ‘D’ora innanzi’ non significa ‘d’ora innanzi finché diparto’. Significa semplicemente ‘d’ora innanzi’. Non c’è alcuna menzione nella lettera che il sistema avrebbe dovuto fermarsi alla dipartita di Srila Prabhupada, né afferma che il sistema doveva essere operativo solo durante la sua presenza. Inoltre l’argomento che l’intero sistema ritvik  ‘si appoggi’ su una parola - ‘henceforward’ – è indifendibile poiché anche se togliamo la parola dalla lettera, non cambia nulla. Uno ha sempre un sistema stabilito da Srila Prabhupada quattro mesi prima della sua dipartita e nessuna istruzione successiva che lo faccia terminare. Senza una tale contro-istruzione questa lettera deve essere vista come l’istruzione finale di Srila Prabhupada sulle iniziazioni e come tale dovrebbe essere seguita.

 

Istruzioni a supporto:

 

Ci furono altre affermazioni fatte da Srila Prabhupada e dal suo segretario nei giorni che seguirono la lettera del 9 Luglio che indicano chiaramente che il sistema ritvik sarebbe dovuto continuare senza cessazione:

 

“...il processo per le iniziazioni che deve essere seguito nel futuro.” (11 Luglio)

“...continuate a diventare ritvik e ad agire su mio nome.” (19 Luglio)

“...continuate a diventare ritvik e ad agire per conto mio.” (31 Luglio) (vedere Appendice)

 

In questi documenti troviamo parole come ‘continuate’ e ‘futuro’ che insieme alla parola ‘henceforward’ (‘d’ora innanzi’) puntano tutte verso la permanenza del sistema ritvik. Non c’è affermazione da parte di Srila Prabhupada che persino accenni che il sistema dovesse terminare alla sua dipartita.

 

Istruzioni successive:

 

Una volta che il sistema ritvik fu stabilito, Srila Prabhupada non rilasciò mai un ordine successivo per fermarlo, né affermò che avrebbe dovuto essere sciolto alla sua dipartita. Forse consapevole che una cosa del genere sarebbe potuto accadere per sbaglio o altro, egli pose all’inizio della sua volontà finale che il sistema amministrativo nell’ISKCON deve continuare e non dovrebbe essere cambiato – un’istruzione lasciata intatta da un codicillo aggiunto solo nove giorni prima della sua dipartita. Sicuramente quella sarebbe stata l’opportunità perfetta per sciogliere il sistema ritvik se quella fosse stata la sua intenzione (vedere l’Appendice). Che l’uso di ritvik per dare i nomi degli iniziati fosse un sistema amministrativo  essere illustrato dal seguente:

 

Nel 1975 una delle risoluzioni preliminari del GBC sanzionava che il GBC avrebbe avuto la sola responsabilità degli affari manageriali. Qui sotto riportiamo alcune delle questioni manageriali che il GBC trattò quell’anno:

 

“Al fine di ricevere la prima iniziazione, uno deve essere stato un membro a tempo pieno per sei mesi. Per la seconda iniziazione ci dovrebbe essere per lo meno un altro anno dopo la prima iniziazione.” (Risoluzione n. 9, 25 Marzo 1975)

 

“Metodo per iniziare i sannyasi.” (Risoluzione n. 2, 27 Marzo 1975)

 

Queste risoluzioni furono approvate personalmente da Srila Prabhupada. Esse dimostrano in modo conclusivo che la metodologia per condurre le iniziazioni era considerata un sistema amministrativo. Se l’intera metodologia per condurre le iniziazioni è considerata un sistema amministrativo da Srila Prabhupada, allora un elemento dell’iniziazione, cioè l’uso di ritvik per dare nomi spirituali, deve cadere sotto gli stessi termini di riferimento.

 

E dunque cambiare il sistema ritvik di iniziazione fu in violazione diretta della volontà finale di Srila Prabhupada.

 

Un’altra istruzione nella volontà di Srila Prabhupada che indica l’intesa longevità del sistema ritvik, è dove esso afferma che i direttori esecutivi per le sue proprietà permanenti in India potevano essere selezionati solo tra i discepoli iniziati di Srila Prabhupada:

 

“...un direttore o dei direttori successori potrebbero essere nominati dai direttori rimanenti, a patto che il nuovo direttore sia mio discepolo iniziato, ...”

(Dichiarazione di Volontà di Srila Prabhupada, 4 Giugno 1977)

 

Ciò è qualcosa che sarebbe potuto avvenire solo se un sistema ritvik di iniziazioni fosse portato avanti dopo la dipartita di Srila Prabhupada, poiché altrimenti il numero di direttori potenziali si sarebbe esaurito.

 

Inoltre, ogni volta che Srila Prabhupada parlò di iniziazioni dopo il 9 Luglio, riconfermò semplicemente il sistema ritvik. Egli non accennò mai che il sistema avrebbe dovuto fermarsi alla sua dipartita o che c’erano guru, che aspettavano in linea, pronti ad assumere il ruolo di diksha. Così, per lo meno per quanto riguarda l’evidenza diretta, non sembra che ci sia nulla a sostenere le assunzioni a) e b) a cui ci riferivamo. Come già affermato, queste assunzioni – che il sistema ritvik avrebbe dovuto fermarsi alla dipartita, e che i ritvik avrebbe dovuto diventare allora diksha guru – formano la base stessa del sistema dei guru corrente nell’ISKCON. Se essi provano di non essere validi allora ci sarà certamente bisogno di un radicale ripensamento da parte del GBC.

 

Quel che abbiamo riferito fissa la scena. L’istruzione stessa, le istruzioni a supporto e le istruzioni successive sostengono soltanto la continuazione del sistema ritvik. Tutti gli interessati ammettono che Srila Prabhupada non diede alcun ordine di terminare il sistema ritvik alla sua dipartita fisica. Tutti gli interessati accettano inoltre che Srila Prabhupada stabilì il sistema ritvik perché operasse dal 9 Luglio in poi. Così abbiamo una situazione laddove l’acharya

  1. ha dato un’istruzione chiara di seguire un sistema ritvik.

  2. non ha dato un’istruzione di smettere di seguire il sistema ritvik alla sua dipartita fisica.

Di conseguenza, per un discepolo smettere di seguire quest’ordine, con qualsiasi grado di legittimità, esige che fornisca qualche ragione solida per agire così. L’unica cosa che Srila Prabhupada di fatto ci ha detto di fare fu di seguire il sistema ritvik. Egli non ci ha mai detto di smettere di seguirlo, o che uno poteva seguirlo solo alla sua presenza fisica. L’onere della prova cadrà naturalmente su coloro che desiderano terminare qualsiasi sistema messo in funzione dal nostro acharya, e fatto procedere in seguito. Questo è un punto ovvio; uno non può semplicemente smettere di seguire l’ordine del guru in modo capriccioso:

 

“...il processo è che non si può cambiare l’ordine del maestro spirituale.”

(SP C.c. Lezione, 21/12/73, Los Angeles)

 

Un discepolo non ha bisogno di giustificare il fatto che continui a seguire un ordine diretto da parte del guru, specialmente quando gli è stato detto di continuare a seguirlo. Ciò è assiomatico – questo è quel che vuol dire la parola ‘discepolo’:

 

“Quando uno diventa discepolo, non può disobbedire l’ordine del maestro spirituale.”

(SP Bg. Lezione, 11/2/75, Messico)

 

Dal momento che non c’è alcuna prova diretta che affermi che il sistema ritvik avrebbe dovuto essere abbandonato alla dipartita fisica di Srila Prabhupada, il caso per abbandonarlo potrebbe essere basato solo su una prova indiretta. La prova indiretta potrebbe sorgere da circostanze speciali che circondano l’istruzione letterale diretta. Queste circostanze estreme, qualora si dovessero presentare, potrebbero essere usate per dare delle ragioni all’interpretazione letterale dell’istruzione. Ora esamineremo le circostanze che circondano l’ordine del 9 Luglio per vedere se tali circostanze modificatrici avrebbero potuto essere presenti e se ci sia indirettamente qualcosa a supporto delle assunzioni a) e b).

 

OBIEZIONI IN RELAZIONE DIRETTA ALLA FORMA E ALLE CIRCOSTANZE DELL’ORDINE FINALE

 

1. “La lettera implica chiaramente che esso fu stabilito solo mentre Srila Prabhupada era presente.”

 

Non c’è nulla nella lettera che dica che l’istruzione fosse intesa solo per il periodo mentre Srila Prabhupada era fisicamente presente. Infatti, l’unica informazione data sostiene la continuazione del sistema ritvik dopo la dipartita di Srila Prabhupada. È significativo notare che nella lettera del 9 Luglio si afferma tre volte che gli iniziati sarebbero diventati discepoli di Srila Prabhupada. Nel presentare l’evidenza per il sistema corrente dei guru, il GBC ha dibattuto vigorosamente che Srila Prabhupada aveva già fatto chiaro che, per quel che lo riguardava, era una legge inviolabile che nessuno avrebbe potuto iniziare in sua presenza. Così la necessità di affermare il possesso da parte di Srila Prabhupada dei futuri discepoli deve indicare che l’istruzione era intesa ad operare durante un periodo di tempo quando il possesso avrebbe potuto essere una questione, e cioè dopo la sua dipartita.

 

Per alcuni anni Srila Prabhupada aveva usato rappresentanti per cantare sui grani del japa-mala, svolgere il sacrificio del fuoco, dare il mantra gayatri, eccetera. Nessuno aveva mai messo in discussione a chi appartenessero tali nuovi iniziati. Proprio all’inizio della lettera del 9 Luglio si afferma in modo enfatico che i nominati sono ‘rappresentanti’ di Srila Prabhupada. L’unica innovazione che questa lettera conteneva era allora la formalizzazione del ruolo dei rappresentanti; qualcosa che a mala pena avrebbe potuto essere confuso con un ordine diretto per loro di diventare diksha guru a pieno titolo. L’enfasi di Srila Prabhupada sul possesso dei discepoli sarebbe stata perciò completamente ridondante se il sistema avesse dovuto operare solo in sua presenza, specialmente poiché, fintantoché egli era presente, poteva assicurarsi personalmente che nessuno rivendicasse il falso possesso dei discepoli. Come menzionato sopra, questo punto è reiterato per ben tre volte in una lettera che è in se stessa breve e al punto:

 

“E dunque, non appena una cosa è sottolineata tre volte, significa definitiva.”

(SP Bg. Lezione, 27/11/68, Los Angeles)

 

La lettera del 9 Luglio afferma che i nomi dei nuovi discepoli iniziati dovevano essere inviati a Srila Prabhupada. Poteva ciò indicare che il sistema doveva solo procedere mentre Srila Prabhupada era presente fisicamente? Alcuni devoti hanno obiettato che il sistema ritvik non può essere considerato valido poiché non possiamo più inviare questi nomi a Srila Prabhupada.

 

Il primo punto da notare è lo scopo affermato dietro i nomi da inviare a Srila Prabhupada, cioè affinché essi avessero potuto essere inclusi nel suo libro dei ‘Discepoli Iniziati’. Sappiamo dalla conversazione del 7 Luglio (vedere l’Appendice) che Srila Prabhupada non aveva nulla a che fare per quel che riguardava includere i nuovi nomi in questo libro. Ciò era un compito del suo segretario. Ulteriore evidenza che i nomi avrebbero dovuto essere inviati per essere inclusi nel libro, e non specificamente a Srila Prabhupada, è data nella lettera scritta ad Hamsaduta il giorno dopo stesso, dove Tamal Krishna Goswami gli spiega i suoi nuovi doveri come ritvik:

 

“... dovresti inviare i loro nomi affinché siano inclusi nel libro dei ‘Discepoli Iniziati’ di Srila Prabhupada.”

(Lettera di Tamal Krishna Goswami ad Hamsaduta, 10/7/77)

 

Non c’è alcuna menzione qui del bisogno di inviare i nomi dei nuovi discepoli iniziati a Srila Prabhupada. Questa procedura avrebbe potuto continuare facilmente dopo la dipartita fisica di Srila Prabhupada. Da nessuna parte nell’ordine finale si afferma che se il libro dei ‘Discepoli Iniziati’ si separa fisicamente da Srila Prabhupada, tutte le iniziazioni devono essere sospese.

 

Il punto successivo è che la procedura di inviare i nomi dei nuovi discepoli iniziati a Srila Prabhupada si riferisce in ogni caso ad un’attività post-iniziazione. I nomi potevano essere inviati solo dopo che i discepoli erano già stati iniziati. Così un’istruzione a proposito di quel che si sarebbe dovuto fare dopo l’iniziazione non può essere usata per emendare, o in qualsiasi modo interrompere, la pre-iniziazione, cioè le procedure d’iniziazione (il ruolo del ritvik essendo già adempiuto prima che avvenga l’effettiva cerimonia d’iniziazione). Se i nomi possono essere inviati o no a Srila Prabhupada non ha alcun peso sul sistema dell’iniziazione poiché nel momento in cui i nuovi nomi sono pronti per essere inviati, l’iniziazione è già avvenuta.

 

L’ultimo punto è che se inviare i nomi a Srila Prabhupada fosse stata una parte vitale della cerimonia, allora anche prima della dipartita di Srila Prabhupada, il sistema sarebbe stato nullo, o per lo meno avrebbe corso il rischio di esserlo. Era comprensione generale che Srila Prabhupada fosse pronto a lasciare in qualsiasi momento e dunque il pericolo di non avere dove inviare i nomi era presente dal primo giorno in cui l’ordine era stato rilasciato. In altre parole, accettando il possibile scenario che Srila Prabhupada lasci il pianeta il giorno dopo che un discepolo è stato iniziato attraverso il sistema ritvik, in accordo alla proposizione di cui sopra, il discepolo non sarebbe stato effettivamente iniziato semplicemente a causa della velocità con cui la posta viene consegnata. Non c’è menzione nei libri di Srila Prabhupada che il processo trascendentale di diksha, che potrebbe prendere molte vite per completarsi, possa essere ostruito dalle vicissitudini del servizio postale. Certamente non ci sarebbe nulla ad impedire che i nomi dei nuovi iniziati siano inclusi nel libro dei ‘Discepoli Iniziati’ persino ora. Questo libro potrebbe poi essere offerto a Srila Prabhupada in un momento opportuno.

 

 

2. “La lettera non dice specificamente ‘questo sistema continuerà dopo la dipartita di Srila Prabhupada’; perciò fu bene fermare il sistema ritvik alla dipartita di Srila Prabhupada.”

 

Per favore, considerate i seguenti punti:

 

1.   La lettera del 9 Luglio anche non afferma in modo specifico: ‘Il sistema ritvik dovrebbe terminare alla dipartita di Srila Prabhupada.’ Tuttavia fu interrotto immediatamente alla sua dipartita.

2.    La lettera anche non afferma: ‘Il sistema ritvik dovrebbe procedere mentre Srila Prabhupada è ancora presente’. Tuttavia fu portato avanti mentre egli era ancora presente.

3.   La lettera anche non afferma: ‘Il sistema ritvik dovrebbe procedere solo fino alla dipartita di Srila Prabhupada’. Tuttavia gli fu concesso di procedere solo fino alla sua dipartita.

4.    La lettera anche non afferma: ‘Il sistema ritvik deve fermarsi’. Tuttavia fu fermato.

 

In breve, il GBC insiste sui seguenti punti:

 

·        Il sistema ritvik deve fermarsi.

·        Il sistema ritvik deve fermarsi alla dipartita di Srila Prabhupada.

 

Nessuna delle stipulazioni di cui sopra appare nella lettera del 9 Luglio, né in qualsiasi altro ordine firmato; tuttavia essi formano le fondamenta stesse sia del sistema dell’acharya di zona sia del ‘Sistema Multiplo del Successore dell’Acharya, o M.A.S.S. come ci riferiremo d’ora in poi. (In questo contesto usiamo la parola acharya nel senso più forte, quella di maestro spirituale iniziatore, o diksha guru).

 

Obiettare che poiché la lettera non è specifica a riguardo del periodo di tempo in cui il sistema doveva procedere, esso deve perciò fermarsi alla dipartita, è completamente illogico. La lettera non specifica persino che il sistema ritvik dovrebbe essere seguito il 9 Luglio, e dunque in accordo a questa logica non avrebbe dovuto essere affatto seguito. Persino accettare che ‘henceforward’ (‘d’ora innanzi’) si possa estendere per lo meno fino alla fine del primo giorno in cui l’ordine fu rilasciato, esso non dice che dovrebbe essere seguito il 10 Luglio, e perciò forse avrebbe dovuto fermarsi allora.

 

L’esigenza per il sistema ritvik di operare solo all’interno di un periodo di tempo pre-specificato viene contraddetto accettando la sua operazione per 126 periodi separati di 24 ore (per esempio quattro mesi) dal momento che nessuno di questi 126 periodi di tempo separati è specificato nella lettera, tuttavia ognuno sembra abbastanza felice che il sistema fu portato avanti durante questo periodo di tempo. A meno che non assumiamo che la parola ‘henceforward’ significhi letteralmente ‘in modo indefinito’, potremmo fermare il sistema in qualsiasi momento dopo il 9 Luglio, e dunque perché scegliere la dipartita? Non c’è alcun esempio, sia nelle 86 volte (trascritte e registrate) in cui Srila Prabhupada usò la parola, né nell’intera storia della lingua inglese dove la parola ‘henceforward’ (‘d’ora innanzi’) abbia mai significato:

 

‘Ogni periodo di tempo fino alla dipartita della persona che rilasciò l’ordine’

 

Tuttavia in accordo al modo di pensare corrente, questo è quel che la parola deve aver significato quando fu usata nella lettera del 9 Luglio. Tutto quel che la lettera afferma è che il sistema ritvik deve essere seguito ‘d’ora innanzi’. E dunque perché fu fermato?

 

 

3. “Certe istruzioni ovviamente non possono continuare dopo la dipartita di Srila Prabhupada, e così si capisce che esse potevano essere intese ad operare solo in presenza di Srila Prabhupada; per esempio, qualcuno poteva essere stato nominato ‘d’ora innanzi’ per dare a Srila Prabhupada il suo massaggio regolare. Forse l’ordine ritvik è di quel tipo?”

 

Se un’istruzione è impossibile da eseguire, per esempio dare a Srila Prabhupada il suo massaggio quotidiano dopo la sua dipartita fisica, allora ovviamente non ci può essere alcuna questione di farlo. Il dovere di un discepolo è semplicemente di seguire un ordine fino a che non sia impossibile seguirlo, o fino a che il maestro spirituale non cambia l’ordine. La questione allora è se è fattibile seguire un sistema ritvik senza la presenza fisica della persona che lo stabilì.

 

Infatti, il sistema ritvik fu stabilito in modo specifico per essere operativo senza alcun tipo di coinvolgimento fisico da parte di Srila Prabhupada. Se il sistema ritvik fosse continuato dopo la sua dipartita, sarebbe stato identico in tutti i sensi a come esso era praticato mentre Srila Prabhupada era presente. Dopo il 9 Luglio il coinvolgimento di Srila Prabhupada divenne inesistente, e dunque persino a quel punto esso stava operando come se egli se ne fosse già andato. Stando così le cose, non possiamo classificare il sistema ritvik come non funzionale o inadoperabile sulla base della dipartita di Srila Prabhupada poiché la sua dipartita non tocca in alcun modo il procedere del sistema. In altre parole, poiché il sistema fu stabilito in modo specifico per operare come se Srila Prabhupada non fosse sul pianeta, il fatto che egli abbia lasciato il pianeta non può in se stesso annullare il sistema.

 

 

4. “Il fatto che l’ordine fosse solo ‘rilasciato’ in una lettera, e non in un libro, ci dà la licenza per interpretarlo indirettamente.”

 

Questo argomento delle ‘lettere e dei libri’ non si applica in questo caso dal momento che questa non era una lettera ordinaria. Generalmente Srila Prabhupada scriveva una lettera in risposta ad una domanda specifica da parte di un discepolo, o per offrire guida individuale o correzione. Naturalmente, in questi casi la domanda originale del devoto, la sua situazione o deviazione poteva fornire il terreno per un’interpretazione. Non tutto nelle lettere di Srila Prabhupada può essere applicato in modo universale (per esempio, in una lettera egli consigliò un devoto che non era molto esperto con le spezie di cucinare solo con un po’ di sale e curcuma; chiaramente questo consiglio non era inteso per l’intero Movimento). Tuttavia, l’ordine finale sulle iniziazioni non è aperto a nessuna interpretazione del genere poiché non fu scritto in risposta ad una domanda specifica da parte di un particolare individuo, o per indirizzare una situazione o un comportamento individuali. La lettera del 9 Luglio fu un’istruzione procedurale, o un documento manageriale, che fu inviata ad ogni capo nel Movimento.

 

La lettera segue il formato di qualsiasi istruzione importante che Srila Prabhupada rilasciò e va seguita senza interpretazioni – egli l’aveva messa per iscritto, approvata e poi inviata ai suoi capi. Per esempio, egli aveva inviato una lettera il 22 Aprile 1972 rivolta a TUTTI I PRESIDENTI DI TEMPIO:

 

“Il dovere del segretario di zona è di vedere che i principi spirituali siano mantenuti molto bene in tutti i Templi della sua zona. Altrimenti ogni Tempio sarà indipendente e auto-sufficiente.”

(SP Lettera a tutti i Presidenti di Tempio, 22/4/72)

 

Srila Prabhupada non pubblicò un nuovo libro ogni volta che rilasciò un’istruzione importante, senza considerare se l’istruzione avrebbe dovuto continuare dopo la sua dipartita. Così, la forma in cui l’istruzione fu rilasciata non la rende vittima di interpretazioni indirette, né diminuisce la sua validità in qualsiasi modo.

 

 

5. “Forse c’era qualche sfondo speciale che circondava il rilascio dell’ordine che preclude la sua applicazione dopo la dipartita di Srila Prabhupada?”

 

Se tali circostanze esistevano, Srila Prabhupada le avrebbe affermate nella lettera, o in qualsiasi documento di accompagnamento. Srila Prabhupada diede sempre sufficienti informazioni per rendere possibile l’applicazione corretta delle sue istruzioni. Certamente egli non operò sull’assunzione che i suoi Presidenti di Tempio fossero tutti mistici lettori di mente e che egli perciò avesse bisogno di rilasciare direttive frammentarie e incomplete che in seguito sarebbe diventate chiare mediante la telepatia. Per esempio, se Srila Prabhupada avesse voluto che il sistema ritvik si fermasse alla sua dipartita, egli avrebbe aggiunto le seguenti parole alla lettera del 9 Luglio – “Questo sistema terminerà alla mia dipartita.” Uno sguardo rapido alla lettera ci dice che egli voleva che il sistema continuasse ‘d’ora innanzi’. (vedere l’Appendice)

 

Talvolta si obietta che il sistema ritvik fu stabilito solo perché Srila Prabhupada era malato.

 

I devoti potevano essere o no consapevoli di quanto Srila Prabhupada fosse malato; ma come ci si poteva aspettare che deducessero da una lettera che non dice nulla a proposito della sua salute che questa fosse l’unica ragione per cui essa era stata rilasciata? Quando Srila Prabhupada ha mai detto che qualsiasi istruzione che egli rilasciò debba sempre essere interpretata in congiunzione con il suo ultimissimo rapporto medico? Perché i destinatari dell’ordine finale sulle iniziazioni non avrebbero dovuto assumere che la lettera fosse un’istruzione generale che doveva essere seguita senza interpretazione?

 

Srila Prabhupada aveva già annunciato che egli era venuto a Vrindavan per lasciare il corpo. Essendo tri-kala-jna egli era molto probabilmente consapevole della sua dipartita entro quattro mesi. Egli aveva messo in moto le istruzioni finali per la continuazione del suo Movimento. Aveva già tracciato la sua volontà e altri documenti relativi alla BBT (Bhaktivedanta Book Trust) e al GBC, in modo specifico per offrire guida dopo la sua dipartita imminente. L’unica materia che non era stata ancora fissata era come le iniziazioni sarebbero state condotte quando sarebbe andato via. A questo punto c’era ancora incertezza su come le cose dovevano procedere. L’ordine del 9 Luglio chiarì a tutti precisamente come le iniziazioni dovevano procedere in sua assenza.

 

In breve, non si può  modificare un’istruzione con delle informazioni che coloro a cui l’istruzione fu data non hanno accesso. Perché Srila Prabhupada avrebbe rilasciato di proposito un’istruzione che egli sapeva in anticipo nessuno poteva seguire correttamente poiché non aveva dato loro informazioni rilevanti dentro l’istruzione? Se il sistema ritvik fu stabilito solo perché egli era malato, Srila Prabhupada l’avrebbe detto nella lettera o in qualche documento in accompagnamento della lettera. Non c’è alcun record che Srila Prabhupada si sia mai comportato in modo così intenzionalmente ambiguo e disinformato, specialmente quando istruiva l’intero Movimento. Srila Prabhupada non firmò mai nulla in modo cavalleresco, e quando uno considera l’importanza dell’istruzione in questione, è inconcepibile che egli avrebbe lasciato da parte qualsiasi informazione vitale.

 

 

6. “Il ‘Nastro della Nomina’ non contiene informazioni rilevanti che fissa chiaramente l’ordine del 9 Luglio come applicabile solo mentre Srila Prabhupada era presente fisicamente sul pianeta?”

 

Nel manuale del GBC, GII, la sola evidenza offerta in supporto delle modifiche a) e b) è estratta da una conversazione che prese luogo il 28 Maggio 1977. La carta sembra concedere che non ci sia altra evidenza che si riferisca direttamente alla funzione dei ritvik dopo la dipartita:

 

“Sebbene Srila Prabhupada non abbia ripetuto le sue affermazioni precedenti, si capiva che egli si aspettasse che questi discepoli avrebbero dato iniziazioni nel futuro.”
(GII p. 35, enfasi aggiunta)

 

Dal momento che è l’unica evidenza, abbiamo preparato una sezione esclusivamente dedicata alla conversazione del 28 Maggio. Dovrebbe essere sufficiente dire che nella lettera del 9 Luglio non c’è alcun riferimento a questa conversazione, né Srila Prabhupada ordinò che una copia della conversazione registrata fosse trasmessa insieme all’ordine finale. Da ciò possiamo dedurre con assoluta fiducia che essa non poteva contenere neanche un minimo di informazione modificatrice vitale alla comprensione dell’ordine finale. È un fatto che la conversazione del 28 Maggio non fu rilasciata fino a parecchi anni dopo la dipartita di Srila Prabhupada. E così ancora una volta ci si aspetta di modificare una chiara istruzione scritta con delle informazioni che non erano accessibili alle stesse persone a cui era stata rilasciata l’istruzione. Come si vedrà in seguito, la conversazione di Maggio non ha nulla in essa che contraddica l’ordine finale.

 

Come punto generale, le istruzioni posteriori da parte del guru sorpassano sempre le istruzioni precedenti: L’ordine finale è l’ordine finale e deve essere seguito:

 

“Io potrei dirvi molte cose, ma quando vi dico qualcosa direttamente, fatelo. Il vostro dovere è di farlo, non potete ribattere – ‘Signore, mi hai detto di fare così prima’, no, quello non è il vostro dovere, quel che vi dico ora fatelo, questa è obbedienza, non potete ribattere.”

(SP S.B. Lezione, 14/4/75, Hyderabad)

 

Proprio come nella Bhagavad-gita il Signore Krishna diede tante istruzioni ad Arjuna, Egli riferì tutti i tipi di yoga dal dhyana al jñana, ma tutto ciò fu superato dall’ordine finale:

 

“Pensa sempre a Me e diventa Mio devoto” dovrebbe essere preso come l’ordine finale del Signore e dovrebbe essere seguito.”

(Insegnamenti del Signore Chaitanya, capitolo 11)

 

L’ordine finale dato da Shankaracharya, ‘bhaja Govinda’ fu anche inteso a superare molte delle sue affermazioni precedenti – tutte, di fatto. Come menzionato nell’introduzione, il GBC stesso riconosce questo come un principio assiomatico di logica:

 

“Nel sistema della logica le affermazioni posteriori superano le precedenti per importanza.” (GII p. 25)

 

Non è possibile avere un’affermazione successiva all’ultima. Perciò dobbiamo seguire il sistema ritvik in base alla stessa logica del GBC.

 

 

7. “Srila Prabhupada affermò molte volte che tutti i suoi discepoli devono diventare guru. Sicuramente questo prova che Srila Prabhupada non intendesse che il sistema ritvik fosse permanente?”

 

Srila Prabhupada non nominò o istruì mai qualcuno ad essere diksha guru dopo la sua dipartita. L’evidenza per questa rivendicazione non è mai stata prodotta, e di fatto molti capi anziani nell’ISKCON hanno concesso questo punto:

 

“Ed è un fatto che Srila Prabhupada non disse mai ‘Ecco, qui c’è il prossimo acharya, o ecco i prossimi undici acharya e sono i guru autorizzati per il Movimento, per il mondo.’ Egli non lo fece.”

(Ravindra Svarupa Das, Dibattito a San Diego, 1990)

 

Srila Prabhupada affermò senza equivoci che il diksha guru deve essere un maha-bhagavata (lo stadio più avanzato di realizzazione di Dio), e dev’essere autorizzato in modo specifico dal proprio maestro spirituale.  Egli aveva sempre condannato con forza l’assunzione del ruolo di guru da parte di coloro che non erano appropriatamente qualificati ed autorizzati. Citiamo sotto dai libri di Srila Prabhupada dove vengono affermate le qualifiche del diksha guru.

 

maha-bhagavata-srestho brahmano vai gurur nrnam

sarvesam eva lokanam asau pujyo yatha harih

maha-kula-prasuto ‘pi sarva-yajnesu diksitah

sahasra-sakhadhya yi ca na guruh syad avaisnavah

 

“Il guru deve essere situato sulla piattaforma più alta del servizio devozionale. Ci sono tre classi di devoti e il guru deve essere accettato tra quelli della classe superiore.”

(C.c. Madhya, 24.330, commento)

 

“Quando uno ha raggiunto la posizione suprema di maha-bhagavata, deve essere accettato come guru e adorato esattamente come Hari, la Personalità di Dio. Solo una persona del genere è degna di occupare il posto di guru.”

(C.c. Madhya, 24.330, commento)

 

A parte le qualifiche, Srila Prabhupada insegnò anche che l’autorizzazione specifica da parte dell’acharya predecessore era anche essenziale prima che uno potesse agire come diksha guru:

 

“In generale dovresti sapere che egli non è una persona liberata e perciò non può iniziare nessuno alla Coscienza di Krishna. Ciò richiede la benedizione spirituale speciale delle autorità superiori.”

(SP Lettera a Janardana, 26/4/68)

 

“Si dovrebbe prendere l’iniziazione da un maestro spirituale autentico nella successione disciplica e che è autorizzato dal suo maestro spirituale predecessore. Ciò è chiamato diksha-vidhana.”

(S.B. 4.8.54, commento)

 

Un uomo indiano: Quando sei diventato il capo spirituale della Coscienza di Krishna?
Srila Prabhupada: Che cosa dice?
Brahmananda: Chiede quando sei diventato il capo spirituale della Coscienza di Krishna.
Srila Prabhupada: Quando il mio Guru Maharaj` me l’ha ordinato. Questa è la guru parampara.
Un uomo indiano: Come...
Srila Prabhupada:

Cerca di capire. Non andare troppo di fretta. Un guru può diventare guru quando riceve l’ordine del suo guru. È tutto. Altrimenti nessuno può diventare guru.

(SP Bg. Lezione, 28/10/75)

 

Così in accordo a Srila Prabhupada, uno può solo diventare diksha guru quando ci sono sia la qualifica sia l’autorizzazione. Srila Prabhupada non aveva autorizzato nessuno di questi guru, né aveva affermato che qualcuno dei suoi discepoli fosse qualificato a dare iniziazioni. Piuttosto, proprio prima del 9 Luglio, egli rimarcò che essi erano ancora ‘anime condizionate’ e che vigilanza era necessaria altrimenti qualcuno avrebbe potuto porsi come guru. (vedere l’Appendice, 22 Aprile 1977)

 

L’evidenza usate per sostenere un’alternativa al sistema ritvik cade in tre categorie di base:

 

  1. Il richiamo frequente di Srila Prabhupada per ognuno a diventare guru, spesso fatto in congiunzione con il verso ‘amara ajñaya guru hana’ dalla Chaitanya-charitamrita.
  2. La mezza dozzina di lettere personali dove Srila Prabhupada menziona i suoi discepoli che agiscono come diksha guru dopo la sua dipartita.
  3. Altre affermazioni nei libri e nelle lezioni di Srila Prabhupada dove è menzionato il principio dei discepoli che diventeranno diksha guru.

 

 

Uno sguardo alla categoria 1):

 

L’istruzione per ognuno di diventare guru si trova nel verso seguente nella Chaitanya-charitamrita, che fu spesso citato da Srila Prabhupada: 

“Istruisci ognuno a seguire gli ordini di Sri Krishna come sono dati nella Bhagavad-gita e nello Srimad-Bhagavatam. In questo modo diventa un maestro spirituale e cerca di liberare tutti in questa terra.”

(C.c. Madhya 7.128, commento)

Tuttavia il tipo di guru che il Signore Chaitanya sta incoraggiando tutti a diventare è stabilito chiaramente nei commenti dettagliati che seguono questo verso:

 

“Cioè uno dovrebbe stare a casa, cantare il mantra Hare Krishna e predicare le istruzioni di Krishan così come sono date nella Bhagavad-gita e nello Srimad-Bhagavatam.”

(C.c. Madhya 7.128, commento)

 

“Uno potrebbe rimanere capofamiglia, dottore, ingegnere o qualsiasi altra cosa. Non importa. - Uno deve solo seguire l’istruzione di Sri Chaitanya Mahaprabhu, cantare il maha mantra Hare Krishna e istruire parenti ed amici negli insegnamenti della Bhagavad-gita e dello Srimad-Bhagavatam [...] È meglio non accettare discepoli.”

(C.c. Madhya 7.130, commento)

Possiamo vedere che queste istruzioni non esigono che i guru in questione prima conseguano qualsiasi particolare livello di realizzazione prima di agire. La richiesta è immediata. Da ciò è chiaro che ognuno è semplicemente incoraggiato a predicare quel che sa, e nel far ciò diventare shiksha guru, o maestri istruttori. Ciò è ulteriormente chiarito dalla stipulazione per lo shiksha guru di rimanere in quella posizione, e di non procedere poi a diventare un diksha guru:

 

“È meglio non accettare discepoli.”

(C.c. Madhya 7.130, commento)

 

Accettare discepoli è l’affare principale di un diksha guru, laddove uno shiksha guru ha bisogno semplicemente di portare avanti i suoi doveri e predicare la Coscienza di Krishna quanto meglio può. È chiaro dai commenti di Srila Prabhupada che nel verso di cui sopra il Signore Chaitanya sta effettivamente autorizzando dei shiksha guru e non dei diksha guru.

 

Ciò è reso anche abbondantemente chiaro nei molti altri riferimenti dove Srila Prabhupada incoraggia ognuno a diventare guru:

 

yare dekha, tare kaha, krishna upadesha. Non dovete inventare nulla. Ripetete quel che ha detto Krishna. Punto. Non aggiungete nulla, non cambiate nulla. E allora diventate guru [...] io potrei essere uno sciocco e mascalzone [...] E dunque dobbiamo seguire questo sentiero. Diventa guru, libera i tuoi vicini di casa, i tuoi compagni, ma parla le parole autorevoli di Krishna. Allora funzionerà [...] Chiunque può farlo. Un bambino può farlo.

(SP Darshan serale, 11/5/77, Rishikesh)

 

“Poiché la gente è nell’oscurità, abbiamo bisogno di molti milioni di guru per illuminarla. Perciò la missione di Chaitanya Mahaprabhu è, [...] Egli disse che, ‘Ognuno di voi diventi guru.’ “

(SP Lezione 21/5/76, Honolulu)

 

“Voi dite semplicemente [...] ‘Pensa sempre a Me,’ Krishna disse, ‘E diventa Mio devoto. AdoraMi e offriMi i tuoi omaggi.’ Per favore, fate queste cose. E dunque se potete indurre una persona a fare queste cose, diventate guru. C’è qualche difficoltà?”

(SP Conversazione 2/8/76, Parigi)

 

“Il vero guru è colui che insegna quello che Krishna ha detto... Dovete dire semplicemente, ‘Questo è così.’ È tutto. È un compito molto difficile?”

(SP Lezione 21/5/76, Honolulu)

 

“...’Ma io non ho alcuna qualifica. Come posso diventare guru?’ Non c’è alcun bisogno di qualifica... Chiunque incontri, insegna semplicemente quel che Krishna ha detto. È tutto. Diventa guru.”

(SP Lezione 21/5/76, Honolulu)

 

(Sorprendentemente alcuni devoti hanno usato tali citazioni come quelle di cui sopra come giustificazione per i diksha guru con qualifica minima’,*(1) un soggetto mai menzionata in nessun libro, lettera, lezione o conversazione di Srila Prabhupada.)

 

Un esempio di un guru che non ha alcuna qualifica a parte quella di ripetere quel che ha udito si potrebbe trovare in qualsiasi corso per nuovi devoti nell’ISKCON (bhakta program). È perfettamente chiaro perciò che le citazioni menzionate sopra sono di fatto inviti a diventare maestri spirituali o shiksha guru. Noi lo sappiamo poiché Srila Prabhupada ci ha già spiegato nei suoi libri i requisiti ben più rigorosi per diventare un diksha guru:

 

“Quando uno ha raggiunto la posizione suprema di maha-bhagavata, deve essere accettato come guru e adorato esattamente come Hari, la Personalità di Dio. Solo una persona del genere è degna di occupare il posto di guru.”

(C.c. Madhya, 24.330, commento)

 

“Si dovrebbe prendere l’iniziazione da un maestro spirituale autentico nella successione disciplica e che è autorizzato dal suo maestro spirituale predecessore. Ciò è chiamato diksha-vidhana.”

(S.B. 4.8.54, commento)

 

Nella citazione di cui sopra Srila Prabhupada afferma che l’ordine per diventare guru iniziatore deve essere ricevuto in modo specifico dal proprio guru. L’istruzione generale del Signore Chaitanya era stata presente per 500 anni. È ovvio allora che Srila Prabhupada non considerava che ‘amara ajñaya guru hana’ si riferisse in modo specifico alla diksha, altrimenti perché avremmo bisogno di ancora un altro ordine specifico da parte del nostro acharya immediato? Questa istruzione generale del Signore Chaitanya si deve riferire allo shiksha guru e non al diksha guru. Il diksha guru è l’eccezione, non la regola. Laddove Srila Prabhupada ebbe la visione di milioni di shiksha guru, che includevano uomini, donne e bambini.

 

 

E ora uno sguardo alla categoria 2):

 

C’era un numero esiguo di devoti estremamente sicuri di sé ed ansiosi di dare iniziazione ai propri discepoli in presenza di Srila Prabhupada a cui Srila Prabhupada scrisse delle lettere. Queste lettere vengono usate per appoggiare il M.A.S.S. Srila Prabhupada ebbe un approccio standard mentre trattava con tali individui ambiziosi. Generalmente egli diceva loro di praticare in modo stretto e rigido e nel futuro, dopo la sua dipartita fisica, avrebbero potuto accettare discepoli:

 

“Prima di tutto, ti avviso Acyutananda, non cercare di dare iniziazioni. Tu non sei nella posizione ora per iniziare qualcuno [...] Non essere sedotto da questo tipo di maya. Vi sto addestrando affinché tutti voi diventiate futuri maestri spirituali, ma non avere fretta.”

(SP Lettera ad Acyutananda e Jaya Govinda, 21/8/68)

 

“Qualche tempo fa tu mi hai chiesto il permesso per accettare dei discepoli. Ora si sta avvicinando il tempo in cui tu avrai molti discepoli grazie alla tua forte opera di predica.”

(SP lettera ad Acyutananda, 16/5/72)

 

“Ho sentito che c’è qualche tipo di adorazione della tua persona da parte degli altri devoti. Ovviamente è appropriato offrire omaggi ad un Vaishnava, ma non alla presenza del maestro spirituale. Dopo la dipartita del maestro spirituale giungerà a quello stadio, ma ora aspetta. Altrimenti creerà fazioni.”

(SP Lettera ad Hansaduta, 1/10/74)

 

“Segui rigidamente e allora sei un Guru autentico, e puoi accettare discepoli sullo stesso principio. Ma come etichetta è tradizione che durante la vita del tuo maestro spirituale, tu porti a lui gli aspiranti discepoli, e in sua assenza o alla sua scomparsa, tu puoi accettare discepoli senza alcun limite. Questa è la legge della successione disciplica. Io voglio vedere i miei discepoli diventare maestri spirituali autentici e diffondere ampiamente la Coscienza di Krishna. Ciò renderà me e Krishna molto felici.”

(SP Lettera a Tusta Krishna, 2/12/75)

 

È interessante notare che mentre GII cita la ‘legge’ di cui sopra a sostegno della dottrina M.A.S.S., nello stesso documento si afferma che essa non è affatto una legge:

 

“Ci sono molti esempi del genere nelle scritture a proposito di discepoli che danno iniziazioni alla presenza del guru, [...] Nelle scritture non c’è un’istruzione specifica a riguardo del fatto che un discepolo dia iniziazioni quando il suo guru è presente.” (GII, p. 23)

 

Brama di accettare adorazione e discepoli è di fatto una squalifica per un maestro spirituale. Possiamo solo meravigliarci del potere del falso ego che persino alla presenza dell’acharya più potente che il pianeta abbia mai visto, alcune personalità si sentissero ampiamente qualificate per dare iniziazione ed avere dei propri discepoli giusto di fronte a Srila Prabhupada! *(2)

 

Appare che nello scrivere a questi devoti e dir loro che potevano accettare discepoli se soltanto aspettavano un po’, Srila Prabhupada stesse semplicemente cercando di mantenerli nel servizio devozionale. Così facendo c’era per lo meno la possibilità che, nel corso del tempo, le loro mentalità ambiziose avrebbero potuto purificarsi:

 

Devoti umili che svolgevano diligentemente il loro servizio con sacrificio altruista verso il loro maestro spirituale non avrebbero mai ricevuto una lettera che descriveva il loro futuro sfolgorante come diksha guru. Perché Srila Prabhupada avrebbe promesso seriamente la posizione di diksha guru solo a quelli che erano i più ambiziosi e perciò i meno qualificati?

 

Per quanto riguarda le affermazioni a proposito del fatto che essi sarebbero stati liberi di dare iniziazioni dopo la sua dipartita, quello è vero. Proprio come in Inghilterra uno è libero di guidare un’automobile una volta che ha 17 anni. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare quelle due piccole clausole. Prima di tutto uno deve essere qualificato a guidare e secondo, uno deve essere autorizzato dall’autorità che rilascia la patente di guida. Il lettore può tracciare i suoi paralleli.

 

Un’altra lettera che è citata per appoggiare il M.A.S.S. afferma:

 

“Nel 1975 tutti coloro che avranno superato tutti i succitati esami, saranno potenziati in modo specifico per iniziare ed accrescere il numero della popolazione in Coscienza di Krishna.”

(SP Lettera a Kirtanananda, 12/1/69)

 

L’affermazione di cui sopra conferma la terminazione dell’ordine finale sulle iniziazioni?

 

Poiché questo è un tentativo di fermare il sistema ritvik attraverso l’uso di lettere personali, invocheremo qui la ‘legge della successione disciplica’ di Srila Prabhupada. La prima parte della ‘legge’ afferma che un discepolo non deve agire come acharya iniziatore alla presenza fisica del proprio guru. Poiché questa era la ‘legge’, chiaramente la lettera di cui sopra non poteva riferirsi al fatto che i discepoli di Srila Prabhupada iniziassero i propri discepoli a loro nome: Srila Prabhupada era ancora sul pianeta nel 1975. Possiamo perciò solo concludere che egli stesse già contemplando qualche sorta di sistema di iniziazioni ‘ufficianti’ già nel 1969. Come poi è venuto ad essere, nel 1975, Srila Prabhupada aveva davvero ‘potenziato’, o autorizzato, devoti come Kirtanananda a cantare sui grani del japa-mala e a condurre iniziazione a suo nome. La lettera di cui sopra appare allora solo predire l’uso futuro di rappresentanti per lo scopo delle iniziazioni. In seguito egli chiamò questi rappresentanti ‘ritvik’ e formalizzò la loro funzione nell’ordine del 9 Luglio. Ancora una volta, sarebbe sconsiderato suggerire che Srila Prabhupada stesse effettivamente autorizzando Kirtanananda ad agire come acharya iniziatore per la sampradaya solo per il fatto di aver superato alcuni esami.

 

“Chiunque segua l’ordine del Signore Chaitanya sotto la guida del Suo rappresentante autentico può diventare un maestro spirituale, ed io desidero che in mia assenza tutti i miei discepoli diventino maestri spirituali autentici per diffondere la Coscienza di Krishna in tutto il mondo.”

(SP Lettera a Madhusudana, 2/11/67)

 

Usando la citazione di cui sopra, qualcuno ha obiettato che poiché Srila Prabhupada menziona che i suoi discepoli diventino maestri spirituali in sua assenza, egli deve essersi riferito a diksha poiché essi erano già shiksha guru. Tuttavia Srila Prabhupada può aver semplicemente reiterato il suo incoraggiamento generale per tutti i suoi discepoli di diventare buoni maestri spirituali shiksha (istruttori) e che avrebbero dovuto continuare a diventare buoni maestri spirituali shiksha anche in sua assenza. Definitivamente non c’è alcuna menzione nella citazione di cui sopra del fatto che i suoi discepoli diano iniziazioni o accettino i propri discepoli. Il termine ‘maestri spirituali autentici per diffondere la Coscienza di Krishna in tutto il mondo’ è applicabile in modo uguale ad uno shiksha guru.

 

Persino se tali lettere alludessero a qualche altro tipo di sistema di guru, esse tuttavia non potrebbero essere usate per modificare l’ordine finale del 9 Luglio poiché queste istruzioni non furono ripetute al resto del Movimento. Le lettere in questione non furono neanche pubblicate fino al 1986. Occasionalmente si dà come pretesto che alcune di queste lettere personali siano state passate sotto banco ad altri membri dell’Associazione. Ciò potrebbe essere il caso o no, ma il punto importante da notare è che i meccanismi di tale distribuzione sembrano non essere stati fissati o approvati personalmente da Srila Prabhupada. Non abbiamo visto alcuna prova che Srila Prabhupada abbia mai ordinato che la sua corrispondenza privata fosse distribuita a tutti in modo indiscriminato. Una volta egli suggerì casualmente che le sue lettere avrebbero potuto essere pubblicate ‘se ci fosse stato tempo’, ma non intimò mai che senza questi documenti nessuno avrebbe saputo come operare il M.A.S.S. alla sua dipartita.

 

Per formare un caso a riguardo di quel che si sarebbe dovuto fare nel 1977, uno può solo usare l’evidenza che era prontamente disponibile in una forma autorizzata a quel tempo. Se tali lettere mantenevano veramente la chiave su come egli progettava che le iniziazioni dovessero procedere per i prossimi diecimila anni, sicuramente Srila Prabhupada avrebbe fatto della loro pubblicazione e distribuzione di massa una materia di massima urgenza. C’era, dopo tutto, la possibilità ragionevole che non tutti i suoi capi avessero letto la sua corrispondenza privata, e come risultato guadagnato una comprensione chiara di come le iniziazioni sarebbero dovute procedere precisamente dopo la sua dipartita. Noi sappiamo che questa è più di una possibilità, poiché l’intero GBC non aveva ancora idea di quel che Srila Prabhupada stesse progettando fino al 28 Maggio 1977 (vedere l’Appendice).